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L’UOMO CHE RUBÒ BANKSY

TRAMA

L’UOMO CHE RUBÒ BANKSY

Nel 2007 lo street artist universalmente noto come Banksy mette la sua firma anche sui muri di edifici privati e pubblici in Palestina. Un gesto clamoroso che porta l’attenzione del mondo sul conflitto israelo-palestinese, “risolto” con l’edificazione, completata nel 2003, del costosissimo muro o “barriera di separazione” tra i territori. In particolare, un suo murale, Donkey’s Documents, ritrae un soldato israeliano che controlla i documenti a un asino. L’opera non raccoglie l’entusiasmo di tutti i locali: mentre un negoziante si sostiene vendendo con soddisfazione i souvenir ispirati alle sue opere, meta di pellegrinaggio da tutto il mondo, e l’ex sindaco di Betlemme, Vera Baboun, lo esalta come un eroe contemporaneo, altri si sentono oltraggiati perché si sentono assimilati alle caratteristiche deteriori di quell’animale.

Altri ancora ne riconoscono il valore fondamentale nella loro economia, mentre gli autori del film si chiedono se l’opera non sia in realtà una citazione pittorica colta e un incitamento alla diserzione e all’abbandono di quel rituale meccanico e violento di continua certificazione di identità.

Regista
Marco Proserpio
Durata
90 minuti
Titolo
L’UOMO CHE RUBÒ BANKSY